Ultimo aggiornamento: 20-05-2013 - 02:31
Lunedì 20 Maggio 2013

Il commercio estero della provincia di Pisa nel I trimestre 2012

18/07/2012

Il 2012 si apre con un rallentamento del commercio mondiale. Dopo aver messo a segno tassi di crescita a due cifre nel corso del 2010, la domanda di beni è servizi ha evidenziato una progressiva perdita di tono che ad inizio 2012 si è trasformata in stagnazione.

All’interno di questo quadro, secondo i dati Istat analizzati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa, le esportazioni provinciali continuano a crescere mettendo a segno, nel primo trimestre dell’anno, un seppur contenuto +1,9%.

L’andamento delle importazioni, -10,5% nei primi tre mesi del 2012, è il segno più eloquente dello stato di difficoltà in cui si dibatte l’industria pisana. Il combinato disposto delle evoluzioni delle esportazioni (lievemente crescenti) e delle importazioni (fortemente calanti) porta ad un ulteriore incremento del saldo commerciale che, per i primi tre mesi del 2012, si assesta sui 209 milioni di euro

ESPORTAZIONI
Sull’andamento complessivo delle esportazioni della provincia di Pisa giocano ancora un ruolo fondamentale, anche se in maniera meno intensa rispetto al passato, le produzioni più tradizionali del nostro territorio: il cuoio (+6,8% tendenziale, contributo alla crescita pari a 1,59 punti percentuali), i cicli e motocicli (+5,2%, pari a +1,06 punti) e le calzature (+3,4%, +0,43 punti il contributo). Una spinta all’export viene anche dai mobili che con un +39,6% proseguono la fase di recupero in atto da alcuni trimestri.
Arretrano, tra i comparti afferenti al sistema moda, l’abbigliamento (-16,7%) ma anche la carne lavorata (-3,5%) all’interno della quale, in provincia di Pisa, sono prevalenti le pelli greggie. Le esportazioni di vino, ricomprese all’interno del più ampio settore delle bevande, peggiorano il risultato già negativo dello scorso trimestre (-7,2%). A frenare la dinamica esportativa contribuisce l’andamento cedente di due settori molto rilevanti per il nostro territorio come la meccanica (-12,8%) ed i metalli (-23,2%).

Il rallentamento registrato dall’export pisano deriva dalla marcata contrazione dei paesi dell’Unione Europea che, nel primo trimestre dell’anno fa segnare un -6,6%. Da segnalare, invece, le ottime performance dell’Asia (+13,3%), dell’Africa +13,8% ma, soprattutto, dell’America che si conferma, per il secondo trimestre consecutivo, forza trainante per l’export provinciale: +37,6%.

Dopo due anni di continua crescita le esportazioni dirette in Germania registrano una brusca battuta d’arresto (-5,6%) facendo perdere quasi un punto percentuale all’export pisano. Non è però solo la Germania, all’interno dell’Europa, a segnare una contrazione. In questo gruppo, infatti, troviamo la Spagna che, alle prese con una forte crisi del mercato interno, registra una flessione del 12,6%. All’interno dell’Asia, se si eccettua il gigante indiano (-13,1%), gli altri paesi dell’area segnano una crescita: Giappone (+54,6%), Corea del Sud (+71,0%), Vietnam (+25,8%). Grazie alla crescita del 9,6% registrata da Hong Kong (che formalmente è una regione amministrativa speciale della Cina) il complesso delle vendite verso lo stato cinese risulta leggermente positivo (+1,1%). Dopo aver attraversato fortissime difficoltà e aver perso notevoli quote di mercato, torna a crescere, è il secondo trimestre consecutivo che accade, il mercato statunitense (+58,7% pari ad un contributo alla crescita di 2,33 punti percentuali). Tra tutti i paesi, gli Stati Uniti, grazie alla crescita delle vendite di ciclomotori, calzature e autoveicoli, forniscono la spinta più rilevante alle esportazioni pisane.

IMPORTAZIONI
Il calo dell’attività industriale viene confermato dall’evoluzione delle importazioni di prodotti  intermedi per le lavorazioni manifatturiere, primi tra tutti, ovviamente, quelli riconducibili alla filiera delle pelli. Nel primo trimestre del 2012 subiscono infatti un ridimensionamento le importazioni di pelle grezza (-1,8%) e di pelli conciate (-12,1%). Anche le evoluzioni di altri settori, come i metalli non ferrosi (-38,8%) e gli articoli in gomma (-24,6%) confermano le difficoltà dell’industria. A determinare la brusca caduta delle importazioni contribuiscono anche i beni strumentali. Tra questi segnano un vero e proprio tracollo i computer e periferiche (-58,0%). Prosegue, ed è forse l’unico dato positivo in quanto segno di una seppur minima attività di investimento, la crescita delle importazioni di macchine di impiego generale (+7,9%).

Coerentemente con la fase di stanca della domanda, se si eccettua l’Africa, contrazioni delle importazioni si segnalano in tutti i continenti. Anche in questo caso, in ragione del proprio peso specifico, è l’Europa, -11,2%, a pesare sul dato complessivo. Ciononostante, anche  gli acquisti rivolti in Asia (-10,3%) ed in America (-16,8%) evidenziano una forte caduta della domanda espressa dal territorio pisano.

La Germania, nonostante il -12,2% si conferma il principale paese di provenienza dei prodotti importati. La Cina, che da qualche anno cerca di insidiare con alterni risultati il primato della Germania, fa segnare anch’essa un ridimensionamento (-12,8%).

IL PUNTO DI VISTA DEL PRESIDENTE PIERFRANCESCO PACINI
“Pur in presenza di una crisi che sta interessando soprattutto le economie dell’area euro -afferma il Presidente della Camera di Commercio di Pisa, Pierfrancesco Pacini- il commercio estero della nostra provincia mostra una sensibile capacità di tenuta mettendo a segno un +1,9%. Le ottime performance dei paesi asiatici e degli Stati Uniti riescono infatti a controbilanciare la caduta delle vendite dirette in Germania. Consapevoli delle difficoltà che sta attraversando il mercato interno, la carta dell’internazionalizzazione è l’unica che, almeno nel breve periodo, può dare respiro al nostro sistema produttivo. Per questo motivo la Camera di Commercio continua a sostenere le imprese che vogliono affacciarsi sui mercati internazionali non solo promuovendo la partecipazione a fiere internazionali, workshop e missioni commerciali ma anche realizzando un’intensa attività di formazione ed informazione. Da non sottovalutare – conclude Pacini – neppure il sostegno della Camera di Commercio alla nascita di reti di impresa: una forma organizzativa all’interno della quale l’internazionalizzazione dovrebbe rappresentare un naturale sbocco strategico.”

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