L’estate scorsa la tragedia di Oslo e della sua gioventù massacrata a sangue freddo da un lucido folle, quest’anno la pazzia che ha sconvolto Denver (Colorado, Usa) dove un altro criminale, sempre giovane, ha fatto fuoco al cinema sugli spettatori inermi, alla prima di Batman. Anche su questa tragedia la Rai ha invitato il Prof. Pietro Pietrini (nella foto), neuropsichiatra pisano, insieme ad altri commentatori, per cercare di far luce su massacri così assurdi. Il docente sarà infatti ospite domattina, martedì 31 luglio, del programma dal titolo “Cominciamo bene”, a partire dalle 10.30, su Rai3. La strage di Denver ha riaperto il dibattito sulle armi in America, ma anche in Svezia, in Italia, dove le limitazioni alla vendita delle armi esistono, la follia della violenza esplode senza un perché, basti pensare alla bomba davanti alla scuola di Brindisi. C’è la possibilità di arginarla? Tra gli ospiti di Giovanni Anversa e Arianna Ciampoli, oltre al Prof. Pietrini, lo scrittore Gianrico Carofiglio, il criminologo Ruben De Luca e il giornalista Giulio Borelli, per molti anni corrispondente Rai da New York racconteranno lo choc di una nazione e del mondo intero: di cosa si celi dietro questi terribili misfatti, quando vengono commessi da persone apparentemente normali?
Un approfondimento necessario per comprendere come dietro morti e feriti si celi la lucida follia di killer che pianificano i massacri. Come per le tragedie di Oklahoma City, della scuola di Columbine in Colorado, dell’asilo di Dunblane in Scozia, di Oslo, di Brindisi, anche quest’ultimo gravissimo avvenimento pone le stesse angoscianti domande: “Come è possibile arrivare a tanto? Cosa succede nella mente di questi individui? E’ possibile accorgersene prima che mettano in atto i loro folli propositi?”. Il Prof. Pietrini da sempre è studioso dei correlati neurobiologici del comportamento umano normale e deviante e, insieme al Prof. Giuseppe Sartori dell’Università di Padova, è stato il perito della Corte d’Appello di Trieste che, primo caso in Europa, nel 2009 emise una sentenza che teneva in considerazione elementi di alterata funzionalità cerebrale e di vulnerabilità genetica riportati nelle perizie psichiatriche dell’imputato, aprendo un dibattito a livello internazionale.