Garantire il diritto di voto ai detenuti

    Garantire il diritto di voto ai detenuti

    Comune di Pisa -

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    Domenica 4 marzo, giornata di elezioni politiche generali, il coordinamento nazionale dei Garanti regionali e territoriali delle persone detenute ha proposto ed organizzato la presenza il più possibile capillare negli istituti di pena per monitorare le operazioni di voto e fare il punto sulla riforma dell’ordinamento penitenziario. Nella mattinata di domenica i garanti comunali, metropolitani, provinciali o regionali entreranno in circa 30 dei 190 istituti penitenziari attivi nel nostro Paese per verificare direttamente la concreta possibilità del diritto di partecipazione di elettorato passivo al voto, nei seggi speciali allestiti per norma in ciascun carcere. Nelle settimane scorse i garanti hanno sollecitato le direzioni e gli uffici elettorali comunali ad attivare la complicata e complessa procedura che permette al cittadino recluso che non abbia temporaneamente perso il diritto di voto a causa della condanna inflitta, di poter regolarmente esprimere o meno la propria responsabilità di elettore.

    Hanno aderito: Franco Corleone, (Regione Toscana – Coordinatore nazionale); Bruno Mellano (Regione Piemonte) Stefano Anastasia (Regione Lazio e Regione Umbria); Samuele Ciambriello (Regione Campania); Enrico Formento Dojot (Regione Valle d’Aosta); Carlo Lio (Regione Lombardia); Mirella Gallinaro (Garante Regione Veneto); Piero Rossi (Regione Puglia); Agostino Siviglia (Città metropolitana di Reggio Calabria); Stefania Carnevale (Città di Ferrara); Ilaria Pruccoli (Città di Rimini); Alessandra Naldi (Città di Milano); Monica Cristina Gallo (Città di Torino), Luisa Ravagnani (Città di Brescia); Gabriella Stramaccioni (Città di Roma); Elisabetta Burla (Città di Trieste); Alberto Di Martino (Città di Pisa); Margherita Forestan (Città di Verona); Giovanni De Peppo (Città di Livorno) Sonia Caronni (Città di Biella); don Dino Campiotti (Città di Novara); Roswitha Flaibani (Città di Vercelli); Alessandro Prandi (Città di Alba – Cn); Armando Michelizza (Città di Ivrea – To); Bruna Chiotti (Città di Saluzzo – Cn); Paolo Mocci (Città di Oristano); Antonia Menghini (Città di Trento); Franca Berti (Città di Bolzano); Sergio Steffenoni (Città di Venezia); Nunzio Marotti (Città di Porto Azzurro).

    I garanti, a seguito delle attività di monitoraggio effettuato nelle settimane scorse e nella giornata del voto, riferiranno agli organi di stampa le valutazioni emerse e le eventuali violazioni riscontrate nella tutela del diritto all’elettorato dei cittadini ristretti. I garanti all’uscita dal carcere porranno l’attenzione sul difficile percorso dell’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario che ha provocato grande delusione nella comunità penitenziaria. I garanti regionali e territoriali ribadiranno con forza la richiesta che il Governo emani entro il 23 marzo l’unico decreto delegato (legge 103 del 22 giugno 2017) già esaminato dalle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, dalla Conferenza Unificata delle Regioni e dal Consiglio superiore della Magistratura. Chiederanno anche al Parlamento di avviare immediatamente l’esame degli altri tre schemi di decreti approvati dal Consiglio dei Ministri il 22 febbraio scorso, sul lavoro penitenziario, sull’Ordinamento minorile e sulla giustizia ripartiva

    «Aggiungo che, al di là dei dettagli tecnici, si tratta di provvedimenti che cercano di incivilire una esecuzione carceraria nei fatti condotta in violazione di legge vincolanti e di parametri internazionali. Nulla di particolarmente rivoluzionario, ma sarebbe almeno un piccolo passo in avanti (da compiere poi con le gambe di chi vive sul campo, dai funzionari ai volontari della società civile)» spiega il garante dei detenuti del Comune di Pisa Alberto Di Martino.

    Date le condizioni strutturali degli edifici, fra cui in particolare certamente quello della casa circondariale di Pisa, la situazione è certamente mortificante e non di rado pericolosa per gli stessi addetti della polizia penitenziaria, afflitti ad esempio dalla mancanza di strumenti tecnologici idonei a supportare le attività di controllo (quali la sorveglianza dinamica) compatibili con la necessità che i detenuti non siano continuativamente confinati delle celle, nonché costretti a convivere essi stessi con il degrado e la vera e propria macerazione delle strutture in cui lavorano.

    La valorizzazione delle sanzioni alternative, poi, è coerente con le esigenze della sicurezza (riduce le recidive) intesa nel senso più pieno di approntamento degli strumenti di educazione al rispetto dei valori condivisi e dunque alla migliore garanzia di quei valori.

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