Le architetture come macchine impossibili

    Le architetture come macchine impossibili

    Pisa -

    Tra Piranesi ed Escher

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    Il 24 novembre alle ore 17.30 nell’Auditorium di Palazzo Blu, avrà luogo l’incontro con Dario Matteoni che parlerà di Piranesi, Escher e degli spazi virtuali della contemporaneità.
    Nella letteratura critica dedicata a Maurits Cornelis Escher si è voluto affermare, con diversi accenti, una possibile tangenza tra la ricerca di architetture impossibili avviata dal grafico olandese, segnatamente negli ultimi anni della sua attività, e le sedici tavole delle Carceri d’invenzione pubblicate da Giovanni Battista Piranesi in una prima edizione nel 1749/50 e riprese nel 1760/61 in una seconda versione resa assai più complessa per l’affollamento di strumenti di tortura, di ponti, di scale, di figure di torturatori e di condannati. E’ indubbio che le Carceri piranesiane prefigurano un universomacchina dove non è più possibile ricomporre alcun ordine: il montaggio degli spazi che si aprono uno dentro l’altro, la violenza esercitata sulle leggi della prospettiva, l’indefinito succedersi delle forme negano ormai qualsiasi armonia e ancora postulano, attraverso la supremazia della comunicazione visiva, l’arbitrarietà dei segni architettonici. Giustamente si è voluto invocare per la tecnica compositiva piranesiana la definizione data dal filosofo francese Michel Foucault di eterotopia. «Le eterotopie inquietano, senz’altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzi tempo la «sintassi» e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa «tenere insieme»…le parole e le cose».
    E’ forse possibile tessere un filo rosso tra le fantasie architettoniche di Escher e le oniriche visioni di Piranesi, al di là di possibile suggestioni formali, proprio nella creazione di uno spazio eteropico dove le forma dell’illusione viene a coincidere con qualcosa che ci è offerto nella sua rappresentazione come reale? Nelle strutture spaziali appare evidente la predilezione di Escher per la percezione simultanea di aspetti contrastanti della realtà, ma proprio la combinazione di diversi angoli visuali, la coincidenza di prospettive spaziali dimostrano nelle opere dell’incisore olandese quell’intreccio di architetture e di spazi sospesi tra reale e immaginario.
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