A Pisa per vincere la crisi del calcio italiano

    A Pisa per vincere la crisi del calcio italiano

    Pisa -

    Il sogno di Adriano Bacconi prende forma

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    Bambini sottoposti a ritmi ed agonismo esasperato perchè già a 10 anni devono essere campioni, ragazzi che lasciano presto le famiglie per andare ad inseguire il sogno del calcio professionistico e che dopo qualche anno tornano a casa con un pugno di mosche. Un movimento giovanile nazionale in forte declino: "ogni 4 minuti giocati in serie A da calciatori under 21, 3 sono stranieri" dice Bacconi.

    Come combattere la crisi del calcio italiano? Come scoprire nuovi campioni e contemporaneamente impegnarsi a trovare una strada alternativa a quelli (e sono la maggior parte) "che non ce la fanno"? Come rendere il pallone e gli allenamenti prima di tutto un momento di crescita psicofisica e sociale?

    Adriano Bacconi ha le idee chiare e lunedì 16 aprile le ha illustrate alle 60 società sportive dilettantistiche della provincia, un bacino di 4mila ragazzi che potenzialmente costituiscono la più grande scuola calcio del mondo: basta pensare che la "cantera" del Barcellona di piccoli calciatori ne conta 1000. Noto commentatore sportivo, preparatore atletico nel Pisa di Anconetani e Lucescu e poi approdato al Brescia, Bacconi ha cresciuto ed allenato campioni del calibro di Andrea Pirlo ed Aldo Dolcetti, entrambi intervenuti ieri in videoconferenza a sostegno del progetto. «Ringrazio Adriano per quello che ha fatto per me quando ero piccolo» – ha detto il centrocampista della Juventus e della Nazionale – «sono contento di essere testimonial di questo progetto». «C'è bisogno di creare un nuovo modello, e per questo serve la collaborazione di tante persone di qualità»  – ha spiegato Aldo Dolcetti regista del Pisa degli anni d'oro e ora allenatore della primavera del Milan. Per crescere giocatori che ragionano in campo e nella vita, perchè «i campioni hanno sale in zucca» dice Bacconi.

    Il progetto è adesso sulla rampa di lancio: è già stato costituito il centro studi con le realtà scientifiche del territorio: Sant'Anna, la facoltà di Scienze Motorie dell'Università, i CNR, la Fondazione Monasterio, la Clinica di San Rossore, la Società della Salute, il liceo Scientifico Sportivo di Cascina e la Felici Editori che curerà una rivista di cultura sportiva diretta da Marco Malvaldi. Con grandi possibilità di raccogliere finanziamenti europei: «nel 2011 sono arrivati in Italia 60 milioni di euro per la formazione sportiva, ma 30 sono tornati indietro perchè non spesi» spiega Giorgio Piccioni, conduttore dell'evento

    Si tratta adesso di fare partire la seconda fase: un centro di formazione per allenatori dove insegnare le tecniche rivoluzionarie di Massimo De Paoli, allenatore di Pirlo e Baronio, che ha studiato e ha pubblicato vari volumi su come sviluppare la sfera cognitiva dei piccoli giocatori di pallone. Una scuola che seguirà gli insegnanti giorno per giorno nel loro delicato lavoro. Dove tutti i ragazzi saranno monitorati con una database accessibile anche ai genitori che potranno così controllare lo sviluppo psicofisico dei loro figli. I migliori, arrivati all'età giusta, andranno a giocare nelle squadre professionistiche del territorio, che oggi sono il Pisa e il Pontedera, ma domani si potranno aggiungere altre realtà perchè «questo progetto innalzerà il livello calcistico del territorio» dice Bacconi. Tutto con attenzione alla formazione scolastica, e non a caso infatti la presentazione di lunedì è stata organizzata al liceo scientifico sportivo. «Il mio modello è il Rennes, squadra francese di serie A attualmente in quinta posizione – continua Bacconi – dove i 40 ragazzi più bravi hanno a disposizione più professori che allenatori e chi non studia non gioca».

    «Perchè se 1 giocatore su 30mila diventa un campione a noi interessano molto gli altri 29.999» ha concluso Giorgio Piccioni, dopo l'intervento del presidente del Pisa Battini e del responsabile del settore giovanile del Pontedera, «i comuni e la provincia di Pisa appoggiano il progetto perchè riguarda la crescita dei bambini: sia nell'aspetto fisico che in quello psichico e sociale. Anche giocando a calcio infatti i ragazzi imparano a essere cittadini».

    Raffaele Zortea

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