Al Verdi è andato in scena il concerto di Capodanno

    Al Verdi è andato in scena il concerto di Capodanno

    Pisa -

    Con gli auguri del Sindaco Filippeschi per il nuovo anno

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    Per il 1° gennaio Pisa ha rinnovato ancora una volta la bella tradizione dell’appuntamento in musica, con la 26a edizione del Concerto di Capodanno al Teatro Verdi. Organizzato e promosso dal Comune di Pisa, dal Lions Club Pisa Host e dalla Fondazione Teatro di Pisa, il Concerto di Capodanno 2018 ha visto esibirsi l’Orchestra Arché che, composta dai migliori giovani musicisti toscani, coadiuvati da professori d’orchestra provenienti da importanti Orchestre nazionali. Sul podio il Maestro gallese Wyn Davies, il soprano Sonia Ciani, applauditissima Pia nella Pia de’Tolomei che ha aperto in ottobre la Stagione Lirica del Verdi. Il Concerto di Capodanno 2018 vede il sostegno della Banca di Pisa e Fornacette. Come ogni anno, non sono mancati i bis di rito, alcune sorprese, il brindisi finale offerto dalla Camera di Commercio di Pisa e dai produttori del territorio e i rametti di vischio donati alle spettatrici dai fioristi della Ascom-Confcommercio e della Confesercenti di Pisa. Com’è tradizione anche quest’anno il Concerto di Capodanno ha finalità benefiche: il destinatario del ricavato è la mensa dei poveri di San Francesco. Sotto, le foto di Matteo Del Rosso

    Di seguito il discorso del Sindaco di Pisa Marco Filippeschi, in apertura del concerto, per augurare a tutti un buon 2018: «Sono onorato e felice di salutare il XXVI Concerto di Capodanno. Una bellissima tradizione della nostra Città, che dona grande musica, anche a scopi benefici, grazie al Lions Club Pisa Host, nella cornice esaltante del nostro Teatro. Il Teatro “Giuseppe Verdi” di Pisa che ha festeggiato il centocinquantesimo anno dalla fondazione e che viviamo come una seconda casa di tutti i pisani – e siamo davvero in tanti – che amano le arti che vi si esercitano: la musica e l’opera lirica in particolare, la danza, la prosa. E’ il mio decimo Concerto di Capodanno, l’ultimo che io possa fare come Sindaco, e dunque voglio cogliere l’occasione per ringraziare chi anima il nostro Teatro, chi lo amministra, chi presta il proprio lavoro, con competenza e passione, per tenere in moto una macchina complessa e delicata, sensibile e sempre esposta al giudizio del pubblico. Un pubblico in crescita e molto legato alla nostra principale istituzione culturale, anche grazie allo sforzo di chi ha diretto e dirige la creazione dell’offerta. In tempi difficili, di crisi economica e di tagli alla cultura, Pisa si è distinta anche in questo campo: il Teatro è un’istituzione sana, con bilanci in ordine, che il Comune può portare ad esempio. Fatto raro, come si sa. Perciò ringrazio la Fondazione Pisa, che dà un bel contributo, e auspico vivamente un largo concorso di forze attive che contribuiscano ai lavori in corso per migliorare ancora l’offerta culturale. Investire in cultura dà lavoro, significa investire sui nostri valori civici, arricchire le persone e quel collettivo chiamato città, far crescere vitalità creativa e sensibilità, allontanare le paure esagerate ad arte, allargare gli orizzonti e aprirsi al mondo da protagonisti. Anche il Teatro è stato parte del cambiamento che Pisa ha vissuto. Negli ultimi dieci anni la città è cambiata con un grande piano di investimenti e riqualificazioni pensati e realizzati del Comune di concerto con istituzioni e imprese del territorio. Certo, la crisi italiana è ancora forte, ma ci sono segnali incoraggianti e comunque tutto deve indurci all’ottimismo della volontà per costruire il futuro della nostra città. Se tutta l’Italia fosse andata e andasse con il passo che Pisa ha dimostrato di avere saremmo un altro paese! I giovani talenti che Pisa si formano, che fanno ricerca, impresa, cultura, volontariato, ci dicono come dobbiamo fare. Ci dicono: non vi fermate, non tornate indietro, andate avanti per cambiare la città. Salutiamo insieme il nuovo anno. Faccio i miei più sentiti auguri a tutti e a tutte per un anno 2018 sereno, che allontani le tensioni e le precarietà di vita, che dia più certezze per il futuro e minori ansietà, che sia vissuto all’insegna della solidarietà e di un sano spirito di comunità».

     

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