Bent: la parola agli studenti

    Bent: la parola agli studenti

    Pisa -

    «Dare un giudizio leggendo la trama, è come giudicare un libro dalla copertina»

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    Chiuso il sipario al Teatro Verdi, è il momento di dare la parola agli studenti che hanno assistito alla rappresentazione di “Bent”, pièce che ci mostra la violenza e la perversità la persecuzione nazista e la deportazione degli omosessuali.

    «E’ uno spettacolo molto forte, perciò  se uno legge la trama senza vederlo, può pensare al peggio. Ma fare questo equivale a giudicare un libro dalla sua copertina» afferma Andrea, classe  4° al Dini. “Bent” è la storia è la storia di Max, ragazzo gay, sullo sfondo della Berlino anni ’30: proprio il contesto storico e sociale dell’epoca è il motore dell’azione. Infatti, Max come molti altri visse la persecuzione e poi la deportazione messe in atto dal regime nazionalsocialista dopo la "Notte dei Lunghi Coltelli". In quella temibile nottata del 1934 Hitler fece uccidere il suo braccio destro, Hernst Röhm, capo delle SA e omosessuale, nel nome del quale l’”inversione” era tollerata. Iniziarono a essere stilate le “Liste Rosa” in cui si annotavano i gay che venivano scoperti e puniti ai sensi del paragrafo 175 del codice penale. 

    «Sicuramente questo spettacolo ci fa riflettere da un’angolazione diversa sulla Giornata della Memoria» dice Gianluigi 4°D del Dini. La relazione omosessuale tra i protagonisti non sembra aver scandalizzato i giovani, che la percepiscono come una realtà “normale” e innocua. « Io non trovo che sia strano parlare di omosessualità » dice Marta della 5°AFM dell’Istituto Pacinotti e continua Matilde: «Per noi giovani l’omosessualità non ha niente di sbagliato, abbiamo amici che lo sono e nessuno si scandalizza più». Conclude la conversazione, Denisa: «Personalmente penso che lo spettacolo non è né violento né diseducativo. Sono molto documentata su questi argomenti, grazie anche a mio padre, e anche gli altri film che ho visto sul tema sono violenti perché purtroppo era la realtà».

    Il testo in effetti è crudo, ma la violenza è accennata: si percepisce la sua presenza, ma non è proposta sguaiatamente sul palcoscenico, come del resto avviene in molte web series  diffusissime tra i giovani. «La storia d’amore è molto toccante. Gli attori sono stati bravi a trasmetterci l’idea di sofferenza che in quei campi era all’ordine del giorno» dichiara Andrea della 5° BFM Pacinotti e aggiunge il suo compagno di classe Giacomo: «A me, oltre che lo spettacolo, è piaciuta l’idea di venire a teatro, rispetto alle solite attività che facciamo ogni anno». Insomma il parere positivo sulle pièce è unanime, anche tra gli alunni più piccoli, come Letizia, Valeria e Francesca della 1°T del Pacinotti: «A noi lo spettacolo è piaciuto e non lo abbiamo trovato per nulla esagerato».

    I ragazzi, all’uscita dalla platea, nel foyer, si fermano a parlare volentieri, anche se hanno da prendere il bus e sono già le 13 passate e si pensa solo a andare a casa. «Con tutti i casi di omofobia  di cui si ha notizia, uno spettacolo sulla discriminazione degli omosessuali è molto attuale» dice Diana della 3°E del classico Galilei e conclude Alessandro: «Io sono rimasto colpito in senso positivo da “Bent”; le polemiche di questi giorni gli han fatto pubblicità».

    Sono intervenute 12 classi dagli istituti superiori Dini, Pacinotti, Buonarroti, Matteotti, Russoli e Galilei. In tutto erano presenti 250 ragazzi tra i 14 e i 19 anni.

                                                                                                                                               Luca Della Maggiora

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