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    Pisa -

    Nasce a Pisa la “classica contemporanea”

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    L'articolo di Aldo Simeone

    Nella seconda metà del Settecento qualcuno si prese la briga di chiedere al grande filosofo Immanuel Kant quale fosse la differenza fra il sogno e la veglia. Ciò che a tutti sembrava ovvio evidentemente non era chiaro. E infatti la risposta fu un po’ farraginosa, né tanto definitiva da mettere una volta per tutte la parola fine al dibattito. A questa domanda assomiglia quella che ci si è posti nel Novecento a proposito della differenza fra musica e suono (qualcuno, maliziosamente, potrebbe dire: rumore). Nessuna – ci hanno voluto spiegare i compositori. Le loro opere sembrerebbero dimostrarlo, ma in un modo che a noi… suggerisce piuttosto il contrario. Nessuno si sognerebbe di caricare nei propri iPod Metastasis di Xenakis per ascoltarla mentre fa jogging. Il perché – in questo caso – è presto detto: chi ha la pazienza di interessarsi a cose simili, ha bisogno di molto tempo, di una poltrona comoda, di un religioso silenzio e soprattutto di molta bibliografia.

    Diciamolo in tutta franchezza: la musica classica contemporanea non esiste. È una contraddizione in termini. “Classico” è ciò che il tempo ha vagliato e ritenuto degno d’imitazione; contemporaneo è il disordine che ci circonda,  che non sappiamo né possiamo vagliare perché vi siamo immersi fin sopra i capelli. Al massimo possono esistere alcuni classici della contemporaneità, ma è merce assai rara e, quando si tratta di viventi, sono autori anziani.

    Gianmarco Caselli costituisce una piacevole eccezione. Non solo perché è giovane, ma soprattutto perché la sua musica sembra non aspirare affatto a essere o diventare “classica”. Finalmente, un compositore che scrive soltanto musica, senza aggettivi. E finalmente qualcuno che ha le idee chiare su quale sia la differenza fra musica e suono. Ce lo “spiega” il terzo brano del suo cd d’esordio dedicato alla mostra lucchese Lungo la scia di un’elica, di cui – detto con qualche approssimazione – è la colonna sonora. S’intitola Partire. Come molti dei brani di Caselli si apre con suoni d’ambiente: le onde del mare, il lamento dei gabbiani, la sirena di una nave. Poi questo “barrito” metallico viene ripetuto e modulato, ripetuto e modulato, fino a perdere i suoi connotati iniziali e a diventare tutt’altro: musica. Questa è dunque la differenza: non una contrapposizione manichea che sottragga all’arte una fonte inesauribile d’ispirazione e di risorse espressive (il suono, il rumore), ma un dualismo estetico che alla realtà acustica affianca la sua idealizzazione.

    Per sviluppare questo discorso in forma artistica, Gianmarco Caselli non poteva avere opportunità migliore di quella offertagli dalla mostra lucchese: un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso le storie di emigrazione e d’immigrazione dall’Italia e in Italia. Ogni stanza della mostra è una tappa che i dodici brani del cd rendono al tempo stesso autentica e simbolica. Questo effetto è dato proprio dal dualismo di suono e musica nell’opera di Caselli: il primo descrive quasi alla lettera la situazione che il visitatore-ascoltatore sta vivendo; la seconda ne fornisce l’interpretazione emotiva. Le emozioni sono infatti il vero obiettivo della musica di Gianmarco Caselli. Da buon lucchese, non poteva essergli indifferente la lezione di Puccini e di Catalani, geni della tecnica finalizzata all’espressione.

    Così, da quello che contraddistingue ogni colonna sonora, la musica di Caselli deriva l’essenza migliore: la capacità di creare una situazione che sia reale e al tempo stesso evocativa di uno stato d’animo, di una condizione esistenziale. Le dodici sale della mostra sono letteralmente tradotte in musica, in un avventuroso percorso attraverso lo spazio e il tempo: abbiamo la terra delle origini, delle radici, dei gesti quotidiani e dell’identità profonda; il miraggio seducente delle Americhe; la partenza e la lacerazione; il viaggio; l’approdo sulle coste di quello che appare letteralmente ai migranti come un Nuovo Mondo; la dolorosa esperienza del razzismo e dell’emarginazione. Poi, dopo il caos dei rumori in cui la musica è sembrata perdersi e sprofondare, si precipita nell’oggi, che ci stupisce per l’insolita quiete.

    Caselli evita gli stereotipi e, quando rievoca i nuovi miraggi turistici che ci spingono a partire non per bisogno ma per volontà, non per miseria ma per lusso, lo fa con un brano senza dissonanze o stridori. La miseria che si nasconde nei falsi paradisi del turismo non è rumore, ma silenzio. Un lungo silenzio di cinquanta secondi, ingigantito da tenui mormorii ambientali e dalla perdurante eco dell’ultima nota del pianoforte. Non saprei come altro definire l’opera di Caselli, dunque, se non con una brutta parola che esprime un significato bellissimo: eclettica. Rumore, suono, musica, silenzio: tutte le realtà acustiche sono presenti nella tavolozza del compositore, dove diventano risorse espressive usate senza preconcetto né ingombranti programmi extrartistici. Gli stessi modelli imitati (tra cui spicca il lirismo di Puccini) sono mescolati e rifusi in modo da diventare altro che semplici ammiccamenti meta-musicali. Il risultato è una musica originalissima, profonda.

    A noi Pisani, l’orgoglio di avere dato a Gianmarco Caselli, se non i natali, l’educazione nella nostra università. Pur avendo già conquistato – tra le molte città estere – New York, Barcellona, Berlino, Città del Messico, Amsterdam, Copenaghen, Amburgo e Londra, le sue musiche restano saldamente radicate nella Toscana, dal cui paesaggio e dalla cui memoria artistica traggono ispirazione e conforto. Il cd Lungo la scia di un’elica (eseguito dallo stesso Caselli e dall’ottimo pianista Fabrizio Datteri) è in vendita presso la mostra di Palazzo Ducale, la cui apertura è prorogata fino al 18 settembre prossimo. Per una volta, siamo disposti a mettere da parte il campanilismo locale per festeggiare, insieme a Lucca, un figlio comune.

    Aldo Simeone

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