Pisa psichedelica

    Pisa psichedelica

    Pisa -

    Sul finire degli anni '80 la città era una delle capitali rock italiane

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    E’ partita martedì 29 giugno con il concerto degli Strange Flowers ad Arnovivo la tre giorni pisana dedicata al Rock Psichedelico. Grazie al libro di Roberto Calabrò “Eighties colours”, presentato ieri nel bellissimo spazio del Keith Cafè, davanti a Tuttomondo di Keith Haring, si è riaperta una pagina importante quanto dimenticata della storia musicale italiana: garage, beat e neopsichedelia dal 1985 al 1990.

    E Pisa è stata una delle capitali di questa corrente musicale. Qui gli Useless Boys  con il loro demo “Dream’s Dust Factory” hanno portato in Italia il rock psichedelico. Dalle ceneri di questo gruppo sono nati the Liars, e si è sviluppato a Pisa un forte movimento. Tanto che sfogliando il libro fotografico di Roberto Calabrò si incontrano tantissimi gruppi pisani. E tre di questi, The Strange Flowers, The SteepleJack e gli stessi Liars, sono attivi tutt'oggi.
    Da qui l’idea di unire alla presentazione del libro tre serate di musica ad Arnovivo, lo spazio in Lungarno Buozzi in cui si terrà anche, grazie alla Biblioteca Babil, la presentazione del libro “Il balletto di bronzo e l’idea del delirio organizzato” di Gianmaria Consiglio.

    Tra i protagonisti del periodo Domenico Petrosino, meglio conosciuto come Dome la Muerte, chitarrista pisano della allora notissima formazione piacentina “Not Moving”, proveniente dai CCM. “La musica per me è sempre stata una passione. Per suonare con i Not Moving mi spostavo in treno e a volta anche in moto con la mia Fender 100W, perché le prove erano a Piacenza. Suonavamo per convinzione e non abbiamo mai accettato i pur ricchi contratti che le major ci proponevano  al livello più alto della nostra parabola artistica.
    La musica neopsichedelica? “Ad un certo punto è venuta fuori l’esigenza di uscire dalle secche del Pop e New wave degli anni ’80, è nato così un sound più fresco, che univa la musica psichedelica degli anni '60 alla lezione del punk degli anni ’76 e ‘77”.

    Anche Michele Marinò, cantante e chitarrista degli Strange Flowers, parla del periodo: “eravamo una generazione di ventenni che non si riconosceva più nella musica, nella cultura e anche nella politica degli anni ‘80”. Così per noi suonare diventava  la maniera per esprimere la nostra diversità”
    E gli spazi per suonare? “I ragazzi di oggi a volte non si rendono conto della fortuna che hanno. Posti come il Keith Cafè, Arnovivo, Argini e Margini per citarne solo alcuni, non esistevano. Suonare nei locali era quasi impossibile. Anche perché i nuovi posti che aprivano duravano lo spazio di pochi mesi. Spesso organizzavamo “manifestazioni estemporanee” in giro, oppure trovavamo spazio nelle Feste dell’Unità o ancora nei centri sociali: prima il Victor Charlie e poi il Macchia Nera. Era tutto autogestito da noi con la nostra cooperativa di musicisti Musica Linea”.

    “E nonostante non avessimo la copertura mediatica di cui godevano altri gruppi abbiamo fatto concerti con 1000-1200 persone, anche a Pisa” aggiunge Dome la Muerte.

    Raffaele Zortea

    Le foto di Andrea Bianchi

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