Stefano Bicchielli

    Stefano Bicchielli

    Un pisano a Shangai

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    Presentato presso il palazzo dei Dodici in piazza dei Cavalieri il libro "Made for China", del pisano Stefano Bicchielli. Intervenuti il sindaco Marco Filippeschi, l'ad Sat Gina Giani, il presidente del consorzio Navicelli Giovandomenico Caridi e il direttore Irpet, Nicola Bellini. L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Pisa e dall'istituto Confucio presso la Scuola S. Anna. Il libro di Bicchielli, spiega come muoversi per cogliere le opportunità in quattro principali settori: macchinari, servizi di ingegneria, prodotti alimentari, articoli per l’arredamento. Settori molto diversi tra loro, dove però l’approccio commerciale è simile. Alla base dunque, secondo Bicchielli, c’è una modalità operativa che può essere applicata con successo per riuscire ad identificare il percorso migliore per instaurare rapporti d’affari con la Cina.

    Stefano Bicchielli, nato a Pisa nel 1972, vive da 8 in Cina, dopo che nel 1999 iniziò ad intrattenere i primi rapporti commerciali. Parla fluentemente il cinese, aspetto che lo aiuta molto nell’intrattenimento dei rapporti. Ha costituito una società di consulenza, la Vis-International, fungendo da trait d’union tra imprenditori italiani e cinesi. Una presenza importante nella nostra città, anche in merito ai grandi progetti in corso con la Cina, come il gemellaggio con la città di Hangzhou e in particolare l'isituzione del volo Pisa-Shangai, al vaglio di Sat e Air China. Gli abbiamo fatto qualche domanda in merito alla sua esperienza.

    Come si è trovato in Cina?
    Direi che me la sono cercata… scherzi a parte, dieci anni fa ho avuto questa idea di provare questo mercato che stava entrando vigorosamente, ero responsabile commerciale di un’azienda di Lucca e avevo come area di competenza l’Asia. Un giorno, con la cartina davanti a osservai bene la Cina e mi dissi: "Quanto è grande, vediamo un po’ se c’è modo di fare qualcosa in questo enorme e potenziale mercato, se non sfruttiamo questa appetibilità avremo sicuramente dei problemi in futuro", dopo due anni sono andato a stare in Cina con i bambini. Con mia moglie facevamo progetti a breve-medio termine di permanenza, tipo di due anni in due anni. Alla fine siamo rimasti in Cina.

    Siete ormai una "famiglia cinese"…
    No, in ogni caso torneremo a casa, in quanto siamo rimasti molto legati alla Toscana. Quando si vive all’estero si vede il proprio paese con occhi diversi, si riesce a vedere meglio i pregi e poi è importante che i bambini non perdano la nostra cultura e le abitudini di vita italiane. Quaggiù si vive meglio, le città sono più a misura d’uomo rispetto ad esempio a Shangai, la città dove viviamo. Per attraversarla servono almeno tre quarti d’ora, se non un’ora, qui a Pisa in dieci minuti sei all’altro capo della città.

    Ci sono differenze sostanziali nell’impostazione dei rapporti commerciali con i cinesi, rispetto a quelli che si instaurano con altri paesi?
    In una prima fase del rapporto tutto è basato su un profondo rispetto da parte del cinese, un distacco improntato su una smisurata cordialità e riservatezza, ai quali in un primo momento non siamo abituati. Quando ci si conosce meglio poi, il rapporto tende ad avvicinarsi e a diventare mano a mano confidenziale. Qui le cose cambiano nettamente, a quel punto si può fare più domande più personali, del tipo chiedere cosa pensa davvero su un prodotto, chiedere cortesie o forzare la mano per ottenere qualcosa. Il rapporto quindi cambia molto ad esempio rispetto ad un americano che solitamente è business oriented. Il Cinese invece, prima di parlare di business vuole instaurare un rapporto umano con te.

    La Toscana ha legami stretti con la Cina, Pisa è una delle capofila nei rapporti con l'istituzione del volo Pisa-Shangai, siamo sulla strada giusta?
    Direi proprio di sì, ho visto l’Amministrazione di Pisa, nella persona del Sindaco Filippeschi, darsi molto da fare per organizzare questa iniziativa. Questo dimostra grande sensibilità e intelligenza, perché dimostra lo sforzo di cercare di capire una cultura molto diversa, approfondendo i rapporti commerciali e culturali. È importante che questa strada sia univoca nella nostra Regione.

    Si sta facendo forza anche in Toscana la via delle join venture e dello scambio di collaborazioni. Pensa siano efficaci?
    Su un giornale cinese poco tempo fa, venne fuori che le aziende tedesche ogni 10 giorni tirano su una join venture con i cinesi. Questo è un dato importante e fa capire che, anche se non tutte magari andranno a buon fine, il metodo di instaurare il rapporto è quello giusto. Scambiarsi idee ed esperienze è sempre qualcosa di positivo.

    In una battuta, perché la Cina è il futuro?
    Perché laggiù ci sono grandi opportunità, cose da fare, da costruire, ci sono branding che in Italia non si possono tirare su. Io la vivo un po’ come l’America dei primi del novecento per gli italiani, è una frontiera da scoprire.

    Andrea Bianchi

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