Ultimo aggiornamento: 24-04-2017 - 11:18
Lunedì 24 Aprile 2017

Il Cimitero delle Navi e le loro storie: tour al Museo delle Navi

I relitti tornati alla luce ci raccontano

Pisa - 02/12/2016

E’ un viaggio a ritroso nel tempo, che permette di scoprire e capire molto sulla vita e l’ambiente a Pisa nell’età romana. Cinque le barche in esposizione nel museo e ognuna racconta e ci propone una storia. C'è una nave spezzata, una capovolta, mentre un’altra era usata da ricchi possidenti per il divertimento:  il sito di San Rossore è un grande cimitero delle navi, e ogni scafo recuperato ha portato con sé la propria storia e una buona dose di avventure, nascoste dentro la chiglia. La nave spezzata, ad esempio, è lunga 19 metri e era usata per le lunghe rotte commerciali, in mare aperto. Molte le anfore e le merci trovate al suo interno: dalle Gallie e dalla Spagna, con anfore di varia provenienza, riciclate per più viaggi. 

All’epoca in cui queste navi solcavano i mari, tra il II a.C. e il VII d.C, Pisa era un insediamento di media rilevanza del Mediterraneo occidentale e si trovava in una zona di “porto diffuso”. L'area era solcata da canali navigabili e ricca di vie d’acqua, qualcosa di intermedio tra le odierne aree di Amsterdam e di Comacchio. Non c’era alcun porto a San Rossore, quello si trovava presso Santo Stefano ai Lupi, piuttosto vi era una rada, un punto intermedio in cui le barche sostavano o partivano verso l’interno. Infatti, dalla costa un dedalo di canali navigabili si dirigevano verso l’interno. Proprio per muoversi lungo questi corsi erano necessari piccoli barchini, ben tre esposti nel Museo. «Queste piccole canoe erano come i motorini dell’epoca e servivano a portare le merci nell’entroterra dalla zona in cui le barche attraccavano» spiega il direttore scientifico dei lavori Andrea Camilli, con un linguaggio semplice e chiaro.

Proprio parlando con Camilli si comprende il lavoro ampio che si cela dietro il Museo delle Navi, incluso lo sforzo di ricostruire le condizioni ambientali dell’epoca, senza le quali sarebbe impossibile capire come si sia formato il “Cimitero delle Navi” di San Rossore, da cui sono stati estratti ben trentuno relitti. Così si scopre che il Cimitero fu causato dal dissesto idro – geologico:  con la colonizzazione romana iniziò un folto disboscamento dell’area, che causò un aumento della portata dei fiumi, Arno e Serchio. Le piene a volte non trovavano sfogo nel mare perché «l’acqua fluviale si scontrava con l’alta marea, determinando dei piccoli tsunami che travolgevano tutto ciò che incontravano» narra Camilli. Quindi ,le navi che oggi ammiriamo furono vittime  di eventi violenti e improvvisi che determinarono la loro fine;  sono circa nove gli episodi di questo tipo individuati  e che si susseguivano a intervalli più o meno regolari.

Questa infausta sorte toccò probabilmente anche alla nave capovolta: si è depositata sul fondo a pancia in su, permettendo la conservazione del ponte e degli alberi, un fatto più unico che raro. Altro fatto interessante è che nello scafo è stato ritrovato lo scheletro di un cavallo: la nave, che trasportava rena da costruzione, era trainata da una coppia di cavalli che stavano sugli argini.

Tuttavia a Pisa, non si lavorava soltanto. Ci si divertiva e lo facevano soprattutto i ricchi, uno dei quali era il proprietario dell’”Alchedo”. Questo “gioiellino” prende il nome da una piccola targhetta inchiodata alle panche su cui sedevano i dodici rematori. Il nome, in greco, vuol dire gabbiano. Ma ciò che colpisce è l’aspetto dell’”Alchedo”: costruita a immagine e somiglianza delle navi da guerra, era arredata con materiali di lusso e dipinta in bianco e rosso. Era però una nave da diporto e aggiunge Camilli: «Oggi potremmo pensare ad un’auto vistosa e truccata, usata per divertimento». Un mezzo dai gusti discutibili, ma sicuramente di grande piacere per il proprietario, data la velocità che poteva raggiungere. 


Durante la visita si comprende la mole di notizie che è stato possibile mettere assieme grazie a questi ritrovamenti. Notizie che ci raccontano di quotidianità lontane e sconosciute. E’ ancor più incredibile quanto siano dei “relitti” (anche se è bene precisare che alcune imbarcazioni sono integre), a parlarci di vite e storie, seppur lontane, risalenti all'epoca che  vide queste navi solcare i mari, e che a loro volta esse videro. Ecco, queste navi hanno il potere di raccontarci ciò che vissero.

Luca Della Maggiora

Come Prenotarsi
La visita al cantiere di scavo e al cantiere di allestimento del Museo delle Navi Antiche agli Arsenali Medicei è su prenotazione, in giorni stabiliti o su richiesta, a partire da sabato 3 dicembre (per informazioni turismo@archeologia.it e 055 5520407). Le altre date fino alla fine dell'anno: 4, 8, 11, 17 e 29 dicembre. Per ulteriori informazioni http://www.navidipisa.it/ . Prezzo della visita guidata per singoli e per gruppi intero 12 euro, soci Coop e residenti Comune di Pisa 10 euro, 6/14 anni 5 euro, under 6 gratuito. Durata della visita 60 minuti. Ritrovo - ingresso agli Arsenali Medicei, lungarno Ranieri Simonelli, Pisa

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