Referendum moschea, l’intervento del comitato dopo la decisione dei garanti

    Referendum moschea, l’intervento del comitato dopo la decisione dei garanti

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    I garanti hanno stabilito che il quesito referendario è inammissibile, perché “nasconde (…) motivi (…) discriminatori”. Rileviamo al riguardo che: il testo del quesito è identico a quello già ritenuto ammissibile dagli stessi garanti nel marzo 2016; quel testo è stato elaborato dagli stessi garanti; il referendum riguarda la collocazione urbanistica e non il diritto di culto, che nessuno nega; non vi è dunque alcuna discriminazione. Se vi fosse, questa sarebbe imputabile ai garanti, che hanno formulato il quesito e l’hanno già ritenuto ammissibile; semmai, vi è discriminazione nei confronti dei cittadini, che i garanti (ed il Comune di Pisa), non vogliono far firmare e votare su un argomento così importante: questo è stato il loro unico obiettivo sin dall’inizio dell’iter e per questo sono stati già condannati a proseguire il procedimento dal Tribunale di Pisa; non è stata lesa in alcun modo la libertà di culto (c’è un centro culturale islamico in via delle Belle Donne e una moschea in via Cattaneo), ma sono all’opposto stati violati dai garanti i principi costituzionali della sovranità popolare, dell’uguaglianza, della libertà di manifestazione del pensiero e della democrazia partecipativa. Il Comitato “Il popolo decide” proseguirà con fermezza la sua attività in ogni sede, giudiziale e stragiudiziale, a tutela dei suddetti valori fondamentali, finché questi saranno realizzati, attraverso l’indizione del #referendum. Lo dobbiamo ai cittadini che ci hanno sostenuto e che ci sostengono, e a cui va il nostro grazie.

    Manuel Laurora, Michele Berretta, Andrea Bartoletti e gli altri membri del comitato referendario ‘Il Popolo decide’

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